Catalogo per professione
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Intervista a Enrico Maria Secci: pratiche e strumenti per una psicoterapia che integra empatia e innovazione
La comunicazione strategica e l’ascolto dei bisogni reali sono al centro dei percorsi formativi ideati per i professionisti della salute
Con oltre venticinque anni di attività clinica, editoriale e formativa, Enrico Maria Secci è tra i maggiori esperti italiani di dipendenze affettive e relazionali.
Laureato con lode all’Università di Cagliari, si è specializzato a Roma in Psicoterapie Brevi Strategiche e ha conseguito un master in dipendenze presso l’Università Cattolica. Nel suo studio di Cagliari si occupa prevalentemente di dipendenze affettive, disturbi d’ansia e dell’umore, traumi e percorsi di coaching strategico.
Autore di dieci volumi, tra cui il best-seller "I narcisisti perversi e le unioni impossibili", tradotto in più lingue, ha firmato centinaia di articoli divulgativi e scientifici. Per oltre dieci anni ha insegnato presso la Scuola di Psicoterapia Strategica Integrata di Roma e continua a formare professionisti in Italia e all’estero. Dal 2021 cura una rubrica settimanale su Milleunadonna ed è membro del Comitato Scientifico di Ebookecm.it, per cui realizza numerosi eBook ECM dedicati all’aggiornamento qualificato degli specialisti della sanità.
In questa intervista Secci offre una riflessione articolata sulle trasformazioni che stanno attraversando la sanità e la psicoterapia. Nel dialogo affronta il tema della formazione dei professionisti della salute, il ruolo della comunicazione nella relazione di cura, l’evoluzione dei bisogni clinici e l’impatto delle nuove tecnologie, con particolare attenzione all’equilibrio tra innovazione e competenze umane.
Ne emerge una lettura lucida e responsabile dei cambiamenti in corso, orientata alla qualità dell’intervento clinico e alla centralità della relazione terapeutica.

"La capacità empatica dell’operatore, deve diventare materia di studio in ambito sanitario e oggetto di apprendimento", ci ha detto Enrico Maria Secci
Come è iniziato il suo percorso professionale?
Da psicologo del lavoro mi sono occupato inizialmente di orientamento scolastico e professionale nelle scuole e di formazione alla comunicazione efficace e dinamiche di gruppo per enti pubblici e aziende private nell’ambito sanitario e delle telecomunicazioni. Negli stessi anni mi sono specializzato in psicoterapia e ho aperto lo studio dove oggi svolgo gran parte del mio lavoro tra attività clinica, collaborazioni editoriali e progettazione di seminari rivolti a professionisti della salute e specializzandi in psicoterapia.
Il mio è stato – e continua ad essere – un percorso sfaccettato, mosaicale. Mi ha guidato la convinzione che la psicologia non debba rimanere confinata in compartimenti stagni. Per questo ho sempre cercato di integrare ricerca e pratica clinica, lavoro individuale e di gruppo, mantenendo viva la passione per la divulgazione scientifica attraverso la scrittura.
Cosa l’ha portata ad occuparsi di comunicazione strategica nelle professioni sanitarie e di dipendenze affettive?
Il filo conduttore che unisce questi ambiti apparentemente diversi è l’ascolto attento dei bisogni dell’utenza e il tentativo di trasformare le osservazioni cliniche in risposte formative concrete.
Per quanto riguarda il libro “La comunicazione strategica nelle professioni sanitarie”, tutto è nato da un’esigenza formativa che avvertivamo come urgente: migliorare la qualità dell’interazione medico-paziente attraverso tecniche specifiche. Insieme al dott. Carlo Duò abbiamo progettato quello che è stato probabilmente il primo seminario residenziale accreditato ECM in Italia su questo tema. Il successo dell’iniziativa, che per più di dieci anni ha coinvolto migliaia di partecipanti, ci ha spinti a trasformarlo in ebookECM per ampliare la fruibilità oltre i limiti dell’aula.
Il mio interesse per le dipendenze affettive e relazionali ha radici diverse ma altrettanto concrete. Sin dagli inizi della mia pratica clinica ho osservato questo fenomeno con frequenza crescente, a fronte di una presenza quasi inesistente, in quegli anni, nella letteratura specialistica. Questo gap mi ha motivato a condividere riflessioni e casi clinici attraverso il mio blog, Blog Therapy, che dal 2007 ha registrato milioni di visite e un flusso sorprendente di richieste di supporto e testimonianze.
L’esperienza del blog ha confermato l’esistenza di un bisogno reale e largamente inespresso. Sette anni dopo il primo post è nato “I narcisisti perversi e le unioni impossibili”, che ha venduto quasi 20.000 copie nella versione italiana ed è stato tradotto in inglese e spagnolo, raggiungendo ora la seconda edizione. Anche questo è diventato un ebookECM, creando una risorsa formativa per professionisti e uno strumento di consapevolezza per i pazienti.
Nel 2023 ho continuato con “Il narcisismo in amore e la sindrome di Eco”, il seguito necessario del lavoro precedente, concepito fin dall’inizio anche come ebookECM per rispondere alle continue richieste di approfondimento giunte dall’esperienza clinica e online.
In entrambi i casi, la metodologia è stata la stessa: partire dall’osservazione dei bisogni reali, sviluppare contenuti basati sull’esperienza clinica, e creare strumenti formativi accessibili che possano raggiungere tanto i professionisti quanto i non addetti ai lavori.
Quali sono gli aspetti più importanti che vorrebbe trasmettere ai professionisti sanitari con i suoi corsi?
Ritengo sia importante fornire strumenti concreti e subito utilizzabili nella pratica quotidiana. Mi piace pensare che ogni percorso formativo arricchisca la loro “cassetta degli attrezzi” psicologici, offrendo spunti operativi e strategie efficaci.
In particolare, sia il corso sulla comunicazione strategica che i due ebookECM sul trattamento delle dipendenze affettive includono schede di lavoro, esercizi ed esempi pratici, pensati per tradurre i contenuti teorici in azioni immediate e utili nella relazione con i pazienti.
Secondo lei, quali sono le sfide principali che i professionisti sanitari dovranno affrontare nei prossimi anni nel suo ambito?
L’avvento delle intelligenze artificiali è destinato a cambiare profondamente il settore della sanità. Per questo credo che la sfida più grande per i professionisti di questo settore sia imparare a utilizzare le potenzialità offerte dalla AI per aumentare l’efficienza e l’efficacia del proprio lavoro senza mai disumanizzarlo.
Il fattore umano, in particolare la capacità empatica dell’operatore, deve diventare materia di studio in ambito sanitario e oggetto di apprendimento. Non può più essere demandata alla disposizione caratteriale del professionista, perché è il solo aspetto delle competenze umane che non può essere sostituito dalle macchine.
Come immagina l’evoluzione del suo settore nei prossimi 5-10 anni?
I cambiamenti in corso sono talmente complessi e rapidi che è difficile prevedere anche in minima parte le future prospettive della psicoterapia. Quello che mi aspetto sono progressi rivoluzionari nel campo delle neuroscienze in grado di migliorare l’efficacia e l’efficienza dei trattamenti psicoterapeutici.
Vivremo una sinergia sempre più stretta e spero proficua tra l’intelligenza artificiale e l’esperto umano per ottimizzare le psicoterapie. La diffusione capillare di sistemi di realtà aumentata è destinata a modificare il setting psicologico più di quanto già non accade con le terapie online.
Che consiglio darebbe a un giovane professionista che inizia ora la sua carriera?
Ai giovani colleghi e ai miei allievi specializzandi in psicoterapia consiglio sempre di lavorare sull’originalità e sulla creatività. Per i terapeuti essere originali e creativi è essenziale. Saper costruire metafore personalizzate e ben calibrate sul singolo caso, utilizzare il linguaggio suggestivo e strategico, esplorare i molteplici livelli della realtà senza ancorarsi a teorie e schemi rigidi ci rende straordinariamente capaci nell’accompagnare i pazienti verso il cambiamento.
Suggerisco sempre una psicoterapia personale e invito a mettersi in gioco lavorando sul campo il prima possibile.
C’è un episodio della sua esperienza lavorativa che l’ha colpita particolarmente e che vorrebbe condividere?
Ne racconto alcuni nell'ebook “Il narcisismo in amore e la sindrome di Eco”. In particolare, la storia di Silvia e della sua guarigione, la dipendenza affettiva da un narcisista. Sempre nel libro ci sono meravigliosi disegni di pazienti che hanno trasformato la propria vita.
Conservo gelosamente lettere, cartoline, email di feedback delle persone che ho seguito. Mi ha emozionato particolarmente ricevere notizie positive da pazienti che dopo vent’anni mi raccontano che continuano a star bene, con riconoscenza.
Ma la riconoscenza è soprattutto mia. Senza le testimonianze delle persone con cui lavoriamo la professione psicoterapeuta sarebbe emotivamente ed eticamente insostenibile.
Fuori dal lavoro, quali passioni o interessi coltiva?
Amo viaggiare, cucinare e ricevere i miei pochissimi amici. Ogni tanto scrivo poesie, che quasi sempre tengo per me. Pratico quotidianamente un’ora di attività fisica e almeno mezz’ora di lettura. Soprattutto romanzi. Guardo serie tv e da un po’ di tempo a questa parte apprezzo i (rari) momenti di noia.
Se dovesse pensare al titolo di un libro o di un film che le è rimasto particolarmente impresso per affinità con il suo settore, quale sarebbe?
"Cambiare l’acqua ai fiori" di Valérie Perrin. È una storia di rinascita potente e profondamente terapeutica: non ci sono psicoterapeuti nel racconto, ma c’è tutta la cura di cui una mente ferita ha bisogno.
C’è un pensiero motivazionale, o un concetto, da cui trae ispirazione nel suo lavoro?
La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce, gustare ciò che è maturo e lasciar perdere ciò che è morto di Shafique Keshavjee, dal romanzo “Il re, il saggio e il buffone”.
Che messaggio vorrebbe lasciare ai lettori dei suoi corsi ECM?
Il mio messaggio è: Grazie per aver scelto questo corso. Spero che ti sarà tanto utile, almeno quanto lo è stato per me progettarlo. Buon lavoro!
Quali progetti futuri sta portando avanti e su cui i lettori potranno ritrovarla?
Ho da poco compiuto 50 anni e mi sono accorto che lavoro instancabilmente da più di 25, metà della mia vita. Il mio prossimo progetto è forse il più ambizioso: concedermi il lusso di non averne. Almeno per un po’.
Comunicazione, empatia e ascolto ridefiniscono la qualità della pratica clinica
L’intervista a Enrico Maria Secci consegna al lettore il ritratto di una psicoterapia che sceglie di evolvere senza smarrire il proprio baricentro. Il cambiamento tecnologico, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei contesti di cura e l’accelerazione dei saperi vengono osservati con lucidità, senza entusiasmi ingenui né resistenze difensive.
Il punto di equilibrio resta la relazione terapeutica, intesa come competenza professionale, spazio di ascolto e responsabilità etica.
Dalle sue risposte emerge una visione che interroga il presente della sanità e ne anticipa le tensioni future, chiamando i professionisti a una formazione continua che sappia integrare strumenti, linguaggi e capacità umane. La comunicazione, l’empatia e la capacità di leggere i bisogni reali diventano fattori strutturali della cura, non elementi accessori.
In questo quadro, i corsi ECM via FAD si collocano come dispositivi formativi pensati per accompagnare medici, psicologi e operatori sanitari in un aggiornamento solido, concreto e orientato alla qualità dell’intervento clinico.
Domande & Risposte
Di cosa si occupa Enrico Maria Secci nella sua attività clinica e formativa?
Enrico Maria Secci è uno psicologo e psicoterapeuta esperto in dipendenze affettive e relazionali. Nel suo lavoro clinico si occupa prevalentemente di dipendenze affettive, disturbi d’ansia e dell’umore, traumi e coaching strategico. Accanto all’attività clinica svolge un’intensa attività formativa rivolta ai professionisti della salute, con un focus sulla comunicazione strategica e sulla relazione di cura.
Perché la comunicazione strategica è centrale nelle professioni sanitarie secondo Secci?
La comunicazione strategica è una competenza fondamentale della pratica sanitaria. Migliorare l’interazione medico-paziente consente di aumentare l’efficacia dell’intervento clinico, rafforzare l’alleanza terapeutica e rispondere in modo più accurato ai bisogni reali delle persone, soprattutto in un contesto sanitario in rapida evoluzione.
Qual è il ruolo degli eBook ECM nel suo percorso professionale?
Gli eBook ECM rappresentano uno strumento chiave nel percorso di Enrico Maria Secci per l’aggiornamento professionale degli operatori sanitari. Attraverso queste pubblicazioni, fondate sull’esperienza clinica e sulla ricerca, propone percorsi formativi accessibili e orientati alla pratica, pensati per supportare medici, psicologi e professionisti della salute nella qualità del lavoro clinico.
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